
Le Comunità di pratica (CdP) sono sistemi strategici emergenti all’interno dei quali si gestisce la conoscenza che deriva dalle pratiche di rete dei singoli componenti. Dall’antichità ai giorni nostri, organizzarsi in comunità costituisce un fenomeno sociale di grande interesse che rivela il bisogno antropico di riconoscimento reciproco all’interno di un gruppo e di conseguente autorealizzazione (Maslow, A. H., 1954). Nuove forme di aggregazione giovanile, e non, affiorano dal web e offrono spunti di riflessione sul tribalismo di quanti vivono la rete (Maffesoli, M., 2004). In questo scenario, i servizi offerti dal Web 2.0 si pongono come potenzialità di visibilità per le comunità di pratica dislocate o di nicchia.
Le Comunità di pratica (CdP) sono “gruppi di persone che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto a una tematica e che approfondiscono la loro conoscenza ed esperienza in quest’area mediante interazioni continue.” (Wenger E., McDermott R., Snyder, W. M., 2007, Coltivare comunità di pratica, p. 44).
Gli individui che appartengono a una comunità di pratica possono sia aderire a organizzazioni diverse che a una stessa organizzazione, in diverse divisioni. Non necessariamente lavorano insieme, ma sicuramente condividono interessi, bisogni, aspirazioni e idee che le fanno sentire unite e motivate nell’ambito di una stessa comunità. All’interno delle comunità, a poco a poco, la collaborazione e il dialogo, l’interazione e lo scambio reciproco di esperienza consentono di costruire una conoscenza condivisa e preziose relazioni personali [continua la lettura in Ibrid@menti]



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