A volte si dimentica di parlare delle basi dell’e-learning e si iniziano accattivanti conversazioni sull’utilizzo in classe di un nuovo tool o altro, ma in questo periodo – grazie anche alla frequentazione assidua del gruppo Tutor online qualificati e all’idea di far decollare il blog di questo gruppo nel Parnaso delle Comunità di pratica rileggo alcuni principi e li riassumo basandomi principalmente su testi e siti che inserisco nelle “references” e che consiglio di andare a leggere.
Le comunità di pratica sono costituite da individui che si impegnano in un processo di apprendimento collettivo in un dominio condiviso di conoscenza: una specie di tribù che desidera apprendere a sopravvivere nel proprio campo: artisti, ingegneri, infermieri, giovani manager alle prese con la propria professione e la necessità di condividere esperienze e competenze.
Communities of practice are groups of people who share a concern or a passion for something they do and learn how to do it better as they interact regularly.
Ci sono tre caratteristiche che contraddistinguono una comunità di pratica:
1) The domain: Una comunità di pratica non è soltanto un gruppo di amici o una rete di connessioni. Una comunità di pratica ha una sua identità costituita da un campo di interesse comune. Al suo interno vengono tenuti in gran considerazione la competenza collettiva e l’apprendimento tra pari.
2) The community: Nel perseguire gli interessi condivisi (The domain), i membri si impegnano in attività partecipate e discussioni, si aiutano l’un l’altro e si mettono a disposizione informazioni. Si costruiscono relazioni che permettono l’apprendimento condiviso. Un tempo gli artisti si incontravano nei Caffè per discutere di argomenti di interesse comune e per tirare fuori nuove forme espressive, questi incontri erano essenziali, tuttavia l’opera veniva alla luce attraverso il lavoro autonomo del singolo.
3) The practice: una comunità di pratica non è una semplice comunità di persone con un interesse comune. I membri di una comunità di pratica sono professionisti. Esperti che sviluppano un repertorio comune di risorse: esperienze, storie, strumenti, modalità per risolvere problematiche ricorrenti, buone pratiche. Ciò, però, richiede tempo e chiede anche un’interazione sostenuta. Colleghi che vanno a pranzo insieme potrebbero non essere pienamente consapevoli che le loro discussioni sono un’enorme risorsa di conoscenza tacita. Nel corso di queste chiacchierate avranno messo assieme un insieme di storie e casi che costituiscono un repertorio per la loro professione.
Il concetto di comunità di pratica deriva dalla teoria dell’apprendimento. Il termine stesso fu coniato da Etienne Wenger e dall’antropologo Jean Lave mentre studiavano il tirocinio quale modello di apprendimento.
Spesso si tende a considerare il tirocinio / l’apprendistato come la relazione tra uno studente / apprendista e un docente / capomastro. Tuttavia, degli studi hanno svelato come nel tirocinio entrino in ballo relazioni sociali complesse: l’apprendimento gioca la sua carta vincente anche attraverso i tirocinanti più esperti (i pari).
Le comunità di pratica sono ovunque, anche al di fuori tirocini formali. Naturalmente, l’apprendimento nella comunità di pratica non si limita soltanto ai novizi, ma coinvolge tutti i membri.
Wenger sostiene che l’apprendimento risulta dall’interazione tra esperienza e competenza e che la correlazione tra queste due dinamiche sia il motore che alimenta la crescita di una comunità.
La comunità ci porta al concetto di identità: all’interno di un gruppo rafforzo la mia identità. Come avviene la costruzione dell’identità? Secondo Wenger attraverso due momenti: l’acquisizione di conoscenza e l’utilizzo di questa nella mia pratica quotidiana. Una serie di esperienze vissute all’interno di un contesto specifico, acquistano senso per il soggetto in quanto appartenete a quella comunità. La comunità rafforza l’identità dei suoi membri accettandone le esperienze pregresse e valorizzandole all’interno del sapere della comunità. Inoltre, i membri partecipano e consolidano le relazioni interne mirando a una dimensione futura.
References:
Giannandrea L., Tempo, spazio e costruzione dell’identità nelle Comunità di pratica. Università di Macerata http://formare.erickson.it/archivio/gennaio_06/1_GIANNANDREA.html
Wenger, E. (2000). Communities of practice: a brief introduction http://www.ewenger.com/theory/communities_of_practice_intro.htm
Wenger, E. (2003). Learning for a small planet. From Etienne Wenger’s Home Web site http://www.ewenger.com/research/index.htm.



23 September 2008 at 12:40 PM
ottimo post
23 September 2008 at 12:51 PM
Grazie, vorrei postare in ibridamenti una riflessione su un’intervista al filosofo tedesco Boris Groys (http://tinyurl.com/4rwugs). Rispondendo alla domanda su cosa pensa della cultura di massa dice che siamo nell’era della cultura dello spettacolo..tutti vogliono essere protagonisti (MySpace, YouTube..). Ma allora chi è lo spettatore?
Che ne dici? Se trovo un po’ di tempo lo metto?
23 September 2008 at 3:09 PM
Bello, leggere di Comunità di pratica mi fa sempre piacere.
Louie
23 September 2008 at 6:58 PM
Ciao Giuliana,
ho scritto la mia tesi di laurea sulla comunità di pratica, in particolare sulla comunità di pratica dei tutor.
Wenger alla fine non inventa niente e lui stesso lo riconosce. Sistematizza però molto dei concetti di apprendimento che esistevano e non combaciavano con l’apprendimento tradizionale che è di tipo erogativo.
Quando Wenger parla di apprendistato cognitivo ha in mente l’apprendista tipico delle botteghe medievali, da lui ritrovati negli studi sulle società africane odierne.
30 June 2009 at 6:55 PM
Ciao Giuliana,
segnalo che nell’articolo “SCUOLA DIGITALE tra LIM, cl@ssi 2.0 e pedagogia innovativa”* cito la Comunità di Pratica che opera con l’AVAC -Ambiente Virtuale di Apprendimento Collaborativo-chiamato sLIMteam.
Vittorio
*http://studiobaroni.wordpress.com/2009/06/12/scuola-digitale-tra-lim-classi-2-0-approccio-pedagogico/
30 June 2009 at 10:09 PM
Ciao Vittorio,
ti ringrazio della segnaalzione, avevo già notato il post: “SCUOLA DIGITALE tra LIM, cl@ssi 2.0 e pedagogia innovativa”, complimenti è molto interessante, lo segnalerò anche ad alcuni partecipanti a un corso sull’eLearning che stanno lavorando a un project work sulle LIM.