Viviamo nel bel mezzo di conversazioni globali che prendono vita e si snodano senza interruzioni. I Media sociali ci mettono in grado di “socializzare” in giro per la grande rete. Torno a casa, mi basta collegarmi e subito i miei contatti appaiono online, i feeds mi chiamano a leggere gli ultimi aggiornamenti, non da ultimi i miei virtual students cercano la mia attenzione.
Se ci poniamo nella veste di educatori, pensiamo che le abilità conversazionali di tipo scritto siano basilari. E allora se pensiamo questo… come possiamo insegnarle?
I corsi online di tipo universitario e post universitario in Italia si stanno moltiplicando.
Leggendo questo articolo:
Trent Batson, “Learning in the Webiverse: How Do You Grade a Conversation?,” Campus Technology, 6/18/2008, http://www.campustechnology.com/article.aspx?aid=64462
ho pensato ai forums delle classi online che ho seguito quest’anno e come le conversazioni, le riflessioni, i contributi, l’interazione siano stati oggetto della mia valutazione e di feedback formativi.
Trent Batson scrive:
In a real-life conversation last week, a friend told me about a colleague who based all grades this past semester on his student’s conversation in Blackboard. The course itself was traditional, but the student’s evidence of learning was entirely how well they conversed about the course’s topics in the forums in the course management system. How, you might ask, do you evaluate written turns in an ongoing conversation?
e continua…
The students’ first impulse was to just write essays. However, these were not conversational turns, but performances, so they were graded very low.
In effetti, la non conversazione, l’inserire il proprio solitario contributo e ancora il non arricchirsi degli altri messaggi inseriti non viene valutato positivamente.
Quest’atteggiamento equivale al percorrere una strada in modo solitario, senza badare alle interazioni, ai segnali che altri hanno lasciato.
When the students instead started picking up on elements in the previous comment and including references to these elements in their own comments, their grades went up.
If the students extended their discourse skills to synthesize several comments in their own comments, they got even higher grades.
Il grado di interazione e di integrazione e commento fa sì che il punteggio salga. Si sta creando conoscenza condivisa, ogni percorso è originale e irripetibile.
Nell’articolo citato vengono suggeriti dei criteri di valutazione accademica della conversazione scritta.
Il primo è quello che abbiamo appena visto: la COERENZA, elementi linguistici ci mostrano che il partecipante ha unito in maniera coesa elementi del discorso scritto che si snoda a più mani, messaggio dopo messaggio. Ciò produce una CONVERSAZIONE COERENTE.
Un altro criterio è dato dalla consapevolezza del discente che un pubblico leggerà la sua conversazione online. Egli non si rivolgerà esclusivamente al tutor online, al docente ma a tutto il possibile audience. In questo caso mostrerà CONSAPEVOLEZZA di avere un PUBBLICO di lettori.
Ovviamente non bisognerà perdere di vista l’OBIETTIVO DELLA CONVERSAZIONE accademica, senza scivolare in topics non pertinenti. Anche il linguaggio sarà appropriato al contesto accademico.
In questo contesto il Web 2.0 ci aiuta? Conosciamo quali sono le regole di scrittura di blogs, microblogging tools, chat o wiki? Ce ne sono? E ancora.. sono necessarie?
In che modo posso proporre questi strumenti ai discenti?
Quali criteri posso selezionare per valutare la conversazione allargata, per capirci quella che fuoriesce dagli angusti confini del nostro famoso LMS (Learning Management System)?
Quel sottile filo di discussione che si snoda di blog in wiki, di chat in twitter e via correndo come in un gioco di specchi e riflessi che si perdono dietro i servizi 2.0?
La conversazione da sempre rappresenta il cuore dell’apprendimento/insegnamento. Trent Batson conclude il suo articolo scrivendo che nell’era del Web 2.0 non dobbiamo sempre aspettarci di avere una conversazione di tipo accademico, quanto di avere una conversazione autentica con i nostri studenti.
L’e-learning, in genere, favorisce lo sviluppo di abilità di conversazione scritta anche negli apprendenti che non hanno grande dimestichezza con le interminabili conversazioni che si intrecciano nei media sociali. Aprono un orizzonte di possibilità che soltanto una piccola percentuale (in genere per questioni di tempo) continuerà a sfruttare nella vita professionale.

14 July 2008 at 19:10
Credo che un ruolo enorme nell’abbattimento del “digital divide” potrebbero giorcarlo gli aspetti che riguardano l’interazione Uomo-Macchina. In particolare mi riferisco ad Usabilità ed Accessibilità del Web.
Solo in questo modo sarà possibile rendere facilmente fruibili senza discriminazioni la ricchezza dei servizi on-line.
NOn sempre ci si pensaa questi aspetti, quai semrp erelegati in secondo ordine. Tuttavia rappresentano uno dei motivi di successo di un servizio.
Se un servizio è Usabilie ed accessibile da tutti. sta solo alal bontà del servizio aver eo meno successo.
Viceversa, servizi ottimi, ma difficili da usare e difficilmente accesisbili, rappresentano una strozzatura e non rendono quanto potrebbero
15 July 2008 at 15:11
A mio parere uno dei pericoli è costituito dal proliferare continuo di questi strumenti.
Saremo in grado di rimanere al passo con i tempi ?
15 July 2008 at 15:41
L’usabilità e L’accessibilità potrebbero fungere come cerniera tra gli strumenti che evolvono e gli utenti che devono imparare ad usarli. In tal modo si cercherebeb di colmar eil “gap”…
Purtroppo ancora oggi si pensa solo al servizio in sé, poco o nulal alla sua fruibilità, accessibilità ed usabilità.
16 July 2008 at 20:56
Hai ragione, usabilità e accessibilità non vanno dimenticate. I servizi sono fruibili soltanto se non si dimenticano usabilità e accessibilità. Come ripeto spesso… la realtà è la regola dell’1%
17 July 2008 at 21:01
Non conosco questa regola! di cosa si tratta?
17 July 2008 at 23:08
Secondo la regola dell’ 1% nelle comunità online:
Il 90% legge soltanto
Il 9% si limita a commentare
L’ 1% contribuisce attivamente ai contenuti
http://scioglilingua.wordpress.com/2007/09/01/la-regola-dell1/