Oggetto dell’e-mail: “L’ottimismo di una stagione all’inferno” ;)

Ho di recente ricevuto un email da un insegnante di Lingua straniera che dopo aver lavorato all’estero per molti anni è rientrato in Italia. Qui si è inserito come insegnante temporaneo in una Istituto di una grande città con alunni/e in obbligo scolastico.

Secondo lui, in questa esperienza, ha potuto sperimentare il fallimento dei metodi che si raggruppano sotto il nome di “approcci comunicativi”.

Credendo di trovarsi di fronte classi “ideali” e non tenedo conto dell’età difficile che stavano attraversando i suoi studenti e le sue studentesse, ha sentito di aver mancato completamente gli obiettivi minimi di un insegnante di Lingua.

Successivamente, l’insegnante in questione, ha lasciato la scuola e si è inserito in un contesto lavorativo differente dall’insegnamento.

È un po’ che sto riflettendo su questa lunga email e sull’esperienza sul campo che mi sono fatta.

Premetto che io sono abituata ad avere a che fare principalmente con apprendenti adulti. In genere, ho sempre potuto confermare il buon esito dell’approccio comunicativo (ferme restando alcune eccezioni: come gli apprendenti orientali che provengono da un sistema scolastico radicalmente differente).

  • I teen-agers chi sono?
  • La difficoltà è la motivazione?
  • Perché a volte sembrano essere tanto indifferenti?

Eppure saper comunicare correttamente in Lingua straniera li metterebbe in grado di andare oltre i confini dell’italiano…

Ho pensato alla “Grammatica dell’attesa” (Expectancy Grammar), che cosa si aspetteranno mai dall’insegnante?

  • Si aspettano il metodo che conoscono da sempre o sono pronti ad accettare un ascolto di una canzone in classe?
  • La visone di un filmato di Mr. Bean?
  • Un’attività sulla canzone e sul filmato?
  • Grammatica tout court?
    • Ma non so.. l’odiosissimo dettato???

    Certamente l’approccio comunicativo è di non facile applicazione con questi apprendenti.

    Pensavo, mi piacerebbe provare un modulo CLIL (Apprendimento integrato di lingua e contenuti). Oggi stavo giusto pensando a un modulo CLIL che integri l’inglese con l’informatica.

    Tornando al discorso dei “Nativi digitali”, è probabile secondo le mie teorie (ma non l’ho mai sperimentato) che quest’ultima (l’informatica) crei quel certo coinvolgimento anche nell’acquisizione della lingua, in quanto applicata a un task di tipo informatico… Per il momento è solo un’idea!

    Sarebbe l’applicazione di un approccio alternativo per realizzare sinergie tra insegnamento-apprendimento di contenuti e L2. Nonché un occasione di uso della lingua inglese in un contesto “reale”. Da testare…

     


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