Avevamo una barca, io e mio fratello, e avevamo un uomo nella barca. Sto parlando del 1952. Andavamo a pescare perché eravamo appassionati della pesca. Andavamo qua e andavamo là. A Porto Cervo non ci andavamo volentieri, non c’era una banchina per l’attracco, c’era solo erba verde. A Porto Cervo, a quel tempo, c’era solo un gran vento.

Andavamo preferibilmente a Piccolo Romazzino, andavamo qua. L’Isola di Mortorio era di quelli della bibita, una parte. Solo Mortorio aveva il padrone. Ci fermavamo qua. Una spiaggia che era la fine del mondo. C’era una casetta. Noi potevamo dormire in barca, ma anche in quella casetta. Si chiama Romazzino. Capriccioli. Un tennista, un genovese se ne era comprato un pezzettino e ci aveva fatto una casetta. Era appassionato di pesca subacquea.

I pastori, proprietari di questi terreni erano dei “morti di fame”. Hanno dato via questi terreni per quattro palandre. Volevano dare tutto. Questi pastori avevano questa spiaggia. Non c’era lo sceicco… 200 mila lire per Romazzino! Mio fratello aveva più intuito e non pensava…

Io, invece, ero un po’ indeciso: “Cosa ne fai?” mi dicevano tutti… “Cosa ne fai?” di questo posto…

I primi pastori pigliarono cinque-otto-dieci milioni e dopo quattro-cinque mesi erano già fregati! Allora erano cifre!!!

“Lasciami fare” dovevo dire a mio fratello! Duecento mila lire sono molti soldi, ma sono pochi! Se avessi fatto io, avremmo relizzato un sacco di milioni!

Porto Cervo, sono stato io a portare Lui. Lui ha comprato anche quest’isola: “Ne ho comprato un pezzetto, pagato ventidue milioni”. In quattro-cinque anni gli hanno offerto 300 milioni…

Lui passava da noi: “Sono venuti per Soffi, ma non la dò”.

Ho peccato d’ingenuità!

Lui disse: “Ma io non ci faccio niente con 300 milioni!”.

Tutto questo ora non c’è più, il vento di Porto Cervo… non so se è ancora possibile ascoltarlo… l’erba verde e la banchina da costruire, la casetta e il pesce grigliato…

[ascoltato da Thea Primavera]


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