Collaboration for dummies

Ricordo ancora il mio vecchio manuale di Frontpage for dummies, qualche anno fa lo sfogliavo avida… ricercavo trucchi e stratagemmi per riportare sul web le mie idee sull’online learning e, sopratutto, sulla maniera migliore per organizzare le mie conoscenze e aggiungere un minimo di interazione (volevo un forum per confrontarmi con gli utenti!) alle pagine statiche della mia home page.

Tornando ai nostri giorni (sembra davvero passato un sacco di tempo…dall’anno 2003), mi trovo a spiegare l’importanza della collaborazione e del network sociale a classi di professionisti, insegnanti e, in genere, adulti che mi guardano perplessi. Perché lo faccio? … per una sana ragione desidero utilizzare ogni possibilità che la rete ci offre per collaborare / lavorare a distanza. Obiettivo: una rete di professionisti disposti, alla fine di un corso, ancora una volta a condividere conoscenza per aumentare la propria portata strategica…

Comunità professionali?

Tentiamo in tutti i modi di avvicinarci a costituirne una, mettiamo insieme tutte le nostre energie e le finalizziamo all’apprendimento in rete e alla condivisione della conoscenza del nostro gruppo di lavoro!

Partiamo dal basso, la mia classe è costituita da esperti di un determinato settore. Qualcuno utilizza piattaforme formative pre-confezionate, altri non hanno mai utilizzato coscientemente la rete per finalità di gestione del sapere, lavoro collaborativo, creazione di spazi modulari al servizio del proprio know-how.

Al di fuori delle mura del mio gruppo di lavoro, i media specializzati, e non, mi bombardano con l’importanza della partecipazione ai network sociali, le mancanze dell’italiano medio in questa nuova piazza, e anche alcune “leggi” che sembrano regolare il fenomeno.

Mi riferisco qui alla famosa regola dell’1%, secondo la quale nelle comunità online (http://scioglilingua.wordpress.com/2007/09/01/la-regola-dell1/) :

  • Il 90% legge soltanto

  • Il 9% si limita a commentare

  • L’ 1% contribuisce attivamente ai contenuti

Nell’articolo “Si fa presto a dire partecipazione” (Il Manifesto di giovedì 11 ottobre 2007 www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Ottobre-2007/art58.html, rubrica Chip & Salsa: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Ottobre-2007/sezione7.htm), si sottolinea “un clamore forse eccessivo che circonda i social media” forse semplicemente non tutti sono interessati a partecipare. Una recente indagine di Forrester Research suddivide gli utenti della grande rete in “creatori” (13%), “critici” (19%), “collezionisti” (15%), “membri” (19%) e, infine, la fetta più grande gli “spettatori” (33%).

Gli “inattivi” sono il 52% e rappresentano coloro che non sono attratti da nessun software sociale e, con tutta probabilità, sotto questa categoria rientrano molti dei partecipanti alle mie lezioni (almeno a giudicare dai loro occhi quando faccio scorrere le mie slides…).

In effetti, se vogliamo fare un passetto indietro, i network sociali e il web 2.0 sono una specie di piccola rivoluzione che aiuta decisamente i processi di collaborazione online – anche attraverso la disponibilità, in forma del tutto gratuita, di molti tool interessanti (es. motori wiki, blog ecc.).

Rimaniamo ancora in Italia, questa volta sfogliamo l’allegato del Sole 24 Ore: Nòva n.95 di giovedì 11 ottobre 2007 (http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2007/10/identit-condivi.html). In prima pagina troviamo “Identità condivise. Il vero valore dei social network”. Le imprese si stanno sfidando per capire come si possa entrare in relazione con i propri clienti.

I social network da strumenti di uso informale tra amici e compagni di chat si stanno trasformando in bene prezioso o forse in merce? Nel senso che questi software assumono sempre più valore strategico agli occhi delle imprese che tentano di presentarsi in veste 2.0. Il social software attrae grandi investimenti e allo stesso tempo corre un bel rischio… il rischio di perdere spontaneità e tutte quelle belle qualità che aveva all’inizio di questo gran parlarne.

Sono potenti motori, come i wiki, che attraggono grandi energie dal basso. Forza lavoro volontaria, genuina che si cerca di far collaborare per portare acqua al proprio mulino.

Molti portali sperano di fondare la propria strategia vincente su quell’13% di “creatori” di contenuti spontanei evidenziato dal report di Forrester Research. Ovviamente se tutto ciò diventerà una merce appetibile o se perderà di spontaneità e valore autentico sarà soltanto il tempo e i valori etici che stanno alla base a dircelo.

Nell’articolo, sopra citato, nel n. 95 di Nòva si evidenzia un aspetto molto importante che è il delicato equilibrio tra mondo delle imprese e social network per tutta una serie di problematiche legate a differenti ambiti: dalla tutela della privacy, dell’autonomia, all’indipendenza o all’“eccesso di invadenza” che si potrebbe verificare.

Nell’articolo: “Building a Culture of Collaboration” www.cio-today.com leggiamo che in tema di collaborazione le aziende hanno ancora una lunga strada da percorrere. Ci si stanno semplicemente avvicinando.

Per riuscire a collaborare efficacemente le organizzazioni dovrebbero inizialmente focalizzarsi sulla costruzione di una cultura condivisa della conoscenza e successivamente cercare la tecnologia più adatta alla propria realtà.

“You can’t snap your fingers and say you’re going to be collaborative”

Strumenti utili alla collaborazione sono i wiki, i blog e ma anche altre tecnologie del web 2.0 o piattaforme specifiche come quelle per il knowledge management (KM).

“Technology enables people-to-people interactions, but you have to embrace the technology to have the interaction”.

Spesso succede che gli orientatori, gli educatori o anche gli esperti di “risorse umane” siano persone che non amano affatto le tecnologie, privilegiando i rapporti in carne e ossa.

Si evidenzia come, nonostante questo secolo è stato definito “era della collaborazione”, dal momento che molti problemi sono complessi e necessitano di collaborazione per essere affrontati, questa viene immancabilmente a mancare oppure si possono incontrare enormi difficoltà a farla decollare.

Le problematiche sono molteplici, da quelle di carattere psicologico, alla mancanza di una cultura appropriata per condividere serenamente il proprio lavoro, alle difficoltà con l’uso delle tecnologie…

Molto spesso il team work fallisce perchè manca un adeguato percorso che lo preceda, oppure semplicemente si preferisce essere semplici “spettatori” piuttosto che preziosi “creatori” di un sapere comune (patrimonio aziendale di valore immenso)…

Le ipotesi sono molte, nell’articolo citato leggiamo: “Those born between 1982 and 2005 — the first generation to grow up with mobile digital technology – expect nonstop interaction and cooperation with peers. They will tend to treat co-workers as partners rather than rivals … and use information to empower groups rather than individuals”

Dunque ci si potrebbe trovare di fronte una nuova generazione digitale molto più incline a considerare i colleghi come pari e non come potenziali rivali e ciò è quanto mi auguro…

Se si ragiona a lungo termine le organizzazioni vincenti saranno quelle che si sapranno organizzare nella gestione del proprio sapere quale patrimonio di valore inestimabile e ovviamente saranno i singoli lavoratori, con la propria unicità, competenza e vita, a costruirlo mattone dopo mattone.

Per concludere, ma questa non vuole essere una conclusione quanto un invito alla discussione vorrei riportare quanto segue:

“Un maestro buddista una volta spiegò che ci sono tre stadi nello sviluppo del carattere degli esseri umani: la dipendenza, l’indipendenza e la collaborazione. Purtroppo la maggior parte delle persone è del tutto ignara del terzo stadio, la collaborazione (o interdipendenza), e contempla solo due opzioni, la dipendenza o l’indipendenza” (tratto da Hochswender, Martin, Morino, Il Budda nello specchio, Esperia, Milano, 2006, pag. 95).

 

4 Comments

  1. [...] in cambio questi generosi utenti “creatori” (secondo un noto report della Forrester Research http://scioglilingua.wordpress.com/2007/10/17/collaboration-for-dummies) di preziosi contenuti o [...]

  2. [...] Quali sono le opportunità che offrono i Media Sociali? [...]

  3. 3
    tamam Says:

    thanks

  4. You’re welcome :)


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