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Chattare con gli amici, inviare un messaggio e-mail, rispondere al cellulare, tenere la televisione accesa e cercare di seguire un film contemporaneamente è uno scenario quotidiano. Si chiama multitasking e si traduce come gestione simultanea di più compiti attraverso diversi strumenti di comunicazione.
Sono molti i genitori che ripetono ai figli di non fare i compiti con l’iPod, le finestre chat aperte e lampeggianti o la TV accesa. Si parla a questo proposito di Snack Culture, la tendenza a divorare contenuti televisivi, video, musica, giochi, messaggi istantanei ecc. con la stessa voracità con cui si gustano gli snack preferiti.
In effetti, sono molteplici anche le distrazioni che provengono dai dispositivi. Questi non solo inviano informazioni, musica, video ecc. ma, più in generale, sollecitano dei commenti, delle risposte, richiamano l’attenzione e non favoriscono uno stato d’animo rilassato (come l’utilizzo simultaneo e prolungato nell’arco della giornata di Twitter, Chat, Status update di Facebook, commenti degli amici, Friendbar ecc.).

Indian Coverlet di Cobalt123
Un amico mi ha chiesto di raccontargli l’idea del cloud computing attraverso una favola. E io l’ho fatto così..non so se è riuscito!
La metafora sul “cloud computing” rimanda al concetto di dematerializzazione. In Wikipedia oggi leggo: “In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware o software distribuite in remoto”.
“The cloud”, l’idea della nuvoletta è un cliché Internettiano in quanto si potrebbe immaginare che molti dati fluttuano nel cielo, nell’aria frizzantina del mattino o che siano sospesi sopra le nostre teste.
Le nuvolette hanno tecnicamente a che fare con i server virtuali, con il mettere dati di archivio in qualche luogo remoto che, per quanto ne possa sapere, l’utilizzatore finale potrebbe risiedere in cieli azzurri. Ma anche in qualche luogo lontano, come lo è l’area di Bangalore, la Silicon Valley orientale.

Le Comunità di pratica (CdP) sono sistemi strategici emergenti all’interno dei quali si gestisce la conoscenza che deriva dalle pratiche di rete dei singoli componenti. Dall’antichità ai giorni nostri, organizzarsi in comunità costituisce un fenomeno sociale di grande interesse che rivela il bisogno antropico di riconoscimento reciproco all’interno di un gruppo e di conseguente autorealizzazione (Maslow, A. H., 1954). Nuove forme di aggregazione giovanile, e non, affiorano dal web e offrono spunti di riflessione sul tribalismo di quanti vivono la rete (Maffesoli, M., 2004). In questo scenario, i servizi offerti dal Web 2.0 si pongono come potenzialità di visibilità per le comunità di pratica dislocate o di nicchia.
Hermosa Wave di Watch4u
Ho una Friendbar che scorre veloce gli status update dei miei contatti, a volte li leggo, a volte li lascio scorrere.
Googlewave, onda, onde, onda anomala, un invito, ho un invito.
Sì. Un invito anche per me!
Grazie ad Antonio mi è arrivato l’invito a Googlewave.
L’ho aperto e ho osservato.
Ho aggiornato il mio status su Twitter e ho raccolto con attenzione le risposte!
Sono perplessa, sei perplesso come lo posso usare.
E tu che cosa ci fai con Googlewave?
Grazie a Irada sono stata aggiunta a una prima onda di early adopters.
Ho scritto un messaggio.
Con il mio Firefox le onde si muovono con lentezza.
Meglio passare a Google Chrome.
o.k. lo farò.
Un veloce cinguettio di messaggini e raccolgo del materiale che condivido qui.
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